Gig economy, molto più di un lavoretto

Stefano Galli segreteria Fisascat Cisl Milano Metropoli

La quarta rivoluzione industriale (la così detta Industria 4.0) riguarda non solo le aziende manifatturiere, ma anche l’edilizia, la pubblica amministrazione e il settore dei servizi (vedi JOB di novembre). Ma, come diceva un delegato della Fisascat, l’innovazione sarà pure smart, ma non sempre lo è per i lavoratori dei servizi, settore in cui aumentano le aziende, ma spesso peggiorano le condizioni generali di chi ci lavora. Nella pancia della metropoli milanese si è annidata
una serie di lavori e di rapporti di lavoro assolutamente inediti. Dal 2015 hanno cominciato a svilupparsi i lavori di consegna a domicilio di pasti: è la così detta “food delivery”, che è una parte della gig economy. Tutto si basa su una piattaforma (che registra le richieste provenienti dai clienti e dai ristoranti), su un algoritmo
che propone le consegne e su una app in cui il rider (gig worker) riceve la proposta di consegna a domicilio.
La piattaforma è una macchina, l’organizzazione e gli algoritmi che la fanno funzionare sono scritti da umani: il lavoro di questi ultimi è creativo, ma il lavoro di chi cerca un piccolo reddito con quelle piattaforme che cos’è? La risposta è complessa. Questo sistema di lavoro basato su piattaforme non investe solo il food delivery, ma anche gli autisti (Uber), i baby sitter, i dog sitter e altre figure ancora. L’analisi contenuta nell’ultimo Rapporto Coop a proposito della gig economy, l’economia dei lavoretti online, evidenzia un bacino d’utenza un po’ distante dal binomio “giovane e smart” cavalcato alle origini del fenomeno. In realtà la
quota di gig workers con un lavoro principale alle spalle arriva al 55%.Gli studenti non vanno oltre un caso su cinque (22%). Se poi si considera
che il 46% degli intervistati dal rapporto Coop conta una sola collaborazione, la forma di impiego assomiglia meno al freelancing e più a un doppio lavoro.
E qual è il rapporto di lavoro che lega questi gig workers? E quali i loro diritti e tutele? E’ tempo che la Cisl e la Fisascat analizzino il problema e lo affrontino.

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